
Solo con la sera e l’arrivo del buio la lettura si trasforma in pura gioia.
Il resto della giornata lo è, ma è piacere troppo breve, come un cerino acceso e subito consumato. Sono attimi rubati all’intervallo di pranzo, o al viaggio verso Milano, sul treno, al mattino, quando lo spazio vitale del pendolare si allarga e tirare fuori un libro dalla borsa non è troppo complicato.
O nel tardo pomeriggio, quando un posto seduti sul treno del ritorno lo si trova, se si arriva per tempo alla stazione e allora, in successione, estraggo dalla borsa libro, occhiali e l’indispensabile Ipod, da cui Stravinskij o Piazzolla, a volte i cari vecchi Pink Floyd, i trascinanti Têtes Raides o l’adorato Miles Davis escono, a fare da amichevole e protettiva barriera alle conversazioni telefoniche moleste che mi circondano.
Poi però le luci della città che si avvicina e i movimenti sui sedili vicini mi ricordano che è ora di interrompere. Ennesima frustrazione della giornata se le pagine che ho davanti mi stanno catturando…
Così, è la notte il tempo caro della lettura.
E i libri più cari sono i miei livres de chevet: alcuni restano sul comodino per anni,
quasi un rito apotropaico. Li sfioro con lo sguardo amorevole sistemando i cuscini.
Mi basta averli lì e un giorno, certo, li rileggerò. Ma anche se non capiterà,
poco importa. Continuerò a portarmeli dentro.
Altri invece si susseguono a un ritmo veloce – il ritmo dato dalla mia voracità, una voracità, ben inteso, discriminante – ma se passano dal comodino, vuol dire che hanno superato già un giudizio severo che li risparmia del destino di essere maltrattati fra borsa e treno: ho già deciso che non lo meritano.
Sono fatta così: se mi innamoro di un paesaggio o di una città, se mi affascina un’opera dell’ingegno umano, sia musica, film, manufatto artistico o libro, mi piace condividere la scoperta.
Sarà così in queste pagine, se vorrete. Basterà allungare la mano verso il comodino.
Condivido come lei la lettura di buoni libri accompagnati dalla musica nelle mie orecchie e così volano le parole,parole e pagine del mio quotidiano o quando scrivo rime e non. Da ragazzo ho letto di tutto e di più : Gialli,fantascienza,storia e romanzi in genere. mah tra tanti il libro che amo è:Com’era verde la mia vallata “DOVUTO” leggere in 3 media (1974) regalato e mai più riavuto, ritrovato 20 anni dopo riletto con animo diverso e RITOVATO il VECCHIO CARO AMICO e lì sulla mia libreria tra i miei libri e le mie poesie.SONO più o meno tre lustri che non tocco,non sfoglio un libro forse perchè scrivo rime e non.