Una sera, un libro

Nella biblioteca del Tawaraya, Kyoto, aprile 2009
Nella biblioteca del Tawaraya, Kyoto, aprile 2009

Solo con la sera e l’arrivo del buio la lettura si trasforma in pura gioia.

Il resto della giornata lo è,  ma è piacere troppo breve,  come un cerino acceso e subito consumato.  Sono attimi rubati all’intervallo di pranzo, o  al viaggio verso Milano,  sul treno,  al mattino,  quando lo spazio vitale del pendolare si allarga e tirare fuori un libro dalla borsa non è troppo complicato.

O nel tardo pomeriggio, quando un posto seduti sul treno del ritorno lo si trova, se si arriva per tempo alla stazione e allora, in successione, estraggo dalla borsa libro, occhiali e l’indispensabile Ipod, da cui Stravinskij o Piazzolla,  a volte i cari vecchi Pink Floyd,  i trascinanti Têtes Raides  o l’adorato Miles Davis escono,  a fare da amichevole e protettiva barriera alle conversazioni telefoniche moleste che mi circondano.

Poi però le luci della città che si avvicina e i movimenti sui sedili vicini mi ricordano che è ora di interrompere.  Ennesima frustrazione della giornata se le pagine che ho davanti mi stanno catturando…

Così, è la notte il tempo caro della lettura.

E i libri più cari sono i miei livres de chevet: alcuni restano sul comodino per anni,

quasi un rito apotropaico. Li sfioro con lo sguardo amorevole sistemando i cuscini.

Mi basta averli lì e un giorno, certo, li rileggerò. Ma anche se non capiterà,

poco importa. Continuerò a portarmeli dentro.

Altri invece si susseguono a un ritmo veloce – il ritmo dato dalla mia voracità, una voracità, ben inteso, discriminante – ma se passano dal comodino, vuol dire che hanno superato già un giudizio severo che li risparmia del destino di essere maltrattati fra borsa e treno: ho già deciso che non lo meritano.

Sono fatta così:  se mi innamoro di un  paesaggio o di una città, se mi affascina un’opera dell’ingegno umano, sia musica, film, manufatto artistico o libro, mi piace condividere la scoperta.

Sarà così in queste pagine, se vorrete. Basterà allungare la mano verso il comodino.

1 commento

  1. Condivido come lei la lettura di buoni libri accompagnati dalla musica nelle mie orecchie e così volano le parole,parole e pagine del mio quotidiano o quando scrivo rime e non. Da ragazzo ho letto di tutto e di più : Gialli,fantascienza,storia e romanzi in genere. mah tra tanti il libro che amo è:Com’era verde la mia vallata “DOVUTO” leggere in 3 media (1974) regalato e mai più riavuto, ritrovato 20 anni dopo riletto con animo diverso e RITOVATO il VECCHIO CARO AMICO e lì sulla mia libreria tra i miei libri e le mie poesie.SONO più o meno tre lustri che non tocco,non sfoglio un libro forse perchè scrivo rime e non.

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