La funzione di cuoco
Il cuoco* non aspetta che la grande assemblea si metta in piedi: ben prima degli altri, nei locali di servizio, è già al lavoro affinché sia pronto il riso bollito della colazione del mattino. “Essere incaricato della cottura del riso”, o, più genericamente, “essere colui che si occupa della cucina”, non è affatto valorizzante per i comuni mortali. Va tutto all’incontrario nei templi zen: nella gerarchia di coloro che il loro ufficio mette al servizio della comunità, il cuoco viene fra i primi e gode del più grande rispetto. Quando spetta a lui, perché è giunto il suo turno, di assumere questo incarico, l’incaricato sa bene che provvedere alla sussistenza dei suoi numerosi confratelli implica una certa energia e lo chiama a una funzione nascosta ma vitale, nella quale avrà mille occasioni di accumulare dei meriti.
Le derrate affidate alla perizia del cuoco, e ciò vale per il minimo grano di riso o di orzo, sono il sudore e il sangue dei donatori devoti. È il senso del detto: “Un grano di riso pesa tanto quanto il monte Sumeru”;** e noi ne conosciamo già un altro, che si riferisce alla coppia formata dall’utensile e dalla materia prima: “Prenditi cura degli oggetti d’uso quotidiano come della pupilla dei tuoi occhi!”.
Alla funzione di cuoco si attribuiscono peso e importanza: l’uomo deve vegliare a che gli ingredienti siano utilizzati come si deve, ossia come è previsto dalla natura, e a evitare accuratamente qualsiasi spreco.
Satō Giei
(1920-1967)
Fonte:
Satō Giei, Journal d’un apprenti moine zen (Unsui nikki, 1966),
traduit du japonais par Roger Mennesson, Arles, Philippe Picquier, 2010, pp. 48-49.
Edizione giapponese pubblicata da The institute for Zen studies nel 1972.
❖Mia traduzione “di servizio” dall’edizione in lingua francese.
* In giapponese: tenzo.
**Il monte Sumeru (Meru), nella cosmologia hindu e buddhista, è l’axis mundi, il centro fisico e spirituale dell’universo.
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